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La foto satellitare del tratto di mare chiamato "mare chiuso" ( a ridosso di Lefkada ).

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Cartolina di Natale 2018

Il viaggio è stato bellissimo ed il vento, mano a mano che aumentava, non faceva che aiutarci ad andare più veloci. Il moto ondoso creato dal vento, come lo stesso vento, erano entrambi a favore. Le cose sono cambiate una volta arrivati nei pressi della lingua di sabbia che occorre circumnavigare per entrare nella darsena antistante il ponte levatoio. Infatti, se esaminiamo la foto satellitare riportata qui sotto, si vedono bene i bassi fondali con acqua trasparente che si incontrano avvicinandosi a terra. Inoltre, nella foto è stata evidenziata, da una linea tratteggiata, la zona di bassi fondali non navigabile che si incontra verso costa entrando.

Rotta del July da Paleokastritsa a Gaios, nell'isola di Paxos.

Abbiamo ricordi incredibilmente belli di quella sosta a Paxos. Era nel 1993 ed avevamo appena comprato la barca nuova: ci eravamo spinti fino alla Grecia che non avevamo mai visitato prima. A bordo con noi c'era nostro figlio Marco con un suo amico ospite a bordo. Paxos ha tutte le caratteristiche della tipica isola greca: un'isola con un paesino sul mare che inizia e finisce sul litorale banchinato dove è possibile ormeggiare subito di fronte alle case, i bar, i negozi e le taverne. La foto qui sotto è in realtà uno strappo alla regola. Non è stata fatta in questo viaggio, è un ricordo del 1993.

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Spiccare il volo verso la libertà e la conoscenza fa di ogni vita una vita degna d'essere vissuta.

AURORA 2025

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In qualche modo, potrei dire che il 2025 comincia nel mese di settembre 2024. Infatti, rientrati a casa ai primi di settembre per portare Margherita in una struttura sanitaria efficiente e competente, scopriamo molto presto come stanno le cose. I disturbi lamentati dal “paziente” sono dolori alle gambe quando cammina ed una debolezza generale che impone una gran fatica anche per piccoli sforzi. Due trombi (coaguli di sangue) si sono "annidati" ciascuno dietro ad un ginocchio ed impediscono al sangue di irrorare le arterie degli arti inferiori. L'angiologo che esegue l'esame, una dottoressa molto brava che esercita presso l'ospedale di Lodi, ci dice che questi trombi sono creati di solito da fibrillazioni atriali che se non vengono fermate immediatamente continuano a produrne. Di solito, ci informa, questi trombi si dirigono verso il cervello ed i rischi, anche per la vita stessa, sono altissimi. Il fatto che i due trombi rilevati siano invece entrambi finiti nelle gambe è un'incredibile fortuna… e data la storia dei sintomi che Margherita racconta, è una fortuna che si è ripetuta più volte nell'arco dell'estate. Occorre procedere ad una visita cardiologica d'urgenza…. cosa che facciamo il giorno dopo.

 

Tralascio i dettagli che poco hanno a che vedere con questo sito… il risultato è comunque che la nostra "solita" vita che ci vede vivere in barca per almeno sei mesi l'anno non possiamo più farla.

 

Questo vuol dire che “Le avventure di AURORA” finiscono qui.

 

Il lettore attento a questo punto si aspetterebbe la lista delle varie tappe che rimanda alle web-page dedicate: invece nessuna lista… per il 2025, mi limiterò a riassumere sommariamente in questa pagina quel che facciamo… e conto di fare la stessa cosa per gli anni a venire.

Foto dai nostri itinerari

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Tenendo presente quanto detto sopra, possiamo iniziare il nostro racconto dalla decisione di passare la Pasqua con AURORA che è rimasta in acqua tutto l'inverno.

A Rodi Garganico non c'è ancora nessuno e la temperatura è meno invitante di quanto sperassimo ma, ad ogni buon conto, siamo in barca e penso di prendermi tutto il tempo per affrontare con calma una “lunga” stagione di “approntamento” in vista dell'estate.

In teoria non avrei molto da fare: la barca è in ordine… tuttavia alcune idee mi “frullano” per la testa e voglio approfittare del fatto che non possiamo partire perché questo dipende dall'OK del cardiologo in occasione di una visita di controllo già in programma per la seconda metà di maggio.

Contact

 

ilviaggiodeljulymail@gmail.com

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Gli auguri di Buona Pasqua "mandati in giro" agli amici usando la foto sopra.

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In altre parole l'idea è quella di vivere a bordo rimanendo fermi a Rodi mentre facciamo i vari "lavoretti" che sempre attendono il marinaio ad inizio stagione.

 

Passiamo la Pasqua serenamente: andiamo a mangiare “pesce” nel nostro ristorantino a Vico Del Gargano dove ci attendono i gestori Peppino ed Enza coi quali abbiamo stretto una bella amicizia.

 

…Ma, finite le feste, comincia con una piccola perdita nel circuito dell'acqua calda dell'impianto di bordo un periodo di guasti a catena che ci accompagneranno fino alla partenza il giorno 8 del mese di giugno. Anzi, per essere più precisi, partiremo senza aver del tutto finito i lavori: infatti, previo appuntamento alla Lega Navale di Bari, verrà a bordo Luigi per completare l'installazione di uno strumento in testa d'albero che va sostituito.

 

Ma andiamo in ordine. Per il momento siamo alle prese con una piccola perdita nel circuito dell'acqua calda. Si tratta solo di qualche goccia…niente di “visibile”. Infatti ci si accorge del problema solo perché scatta l'autoclave non appena scende la pressione.

AURORA ha passato l'inverno al suo posto all'interno del Marina di Rodi

Video

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Come ho detto, cominciano adesso una serie di piccoli problemi che ci portano a fare o far fare diversi lavori a bordo. Sarà un anno particolare da questo punto di vista: non era mai successo prima. Ma sappiamo bene che tutto ciò è normale quando si parla di barche… ogni tanto a qualcuno accade: quest'anno tocca a noi. Evito naturalmente di entrare nei tediosi dettagli e mi limito soltanto a menzionare due lavori fra tutti:

1. Sostituzione dell'intero sistema a pannelli solari inclusa l'installazione di nuove batterie al Litio

2. Sostituzione dell'intera stazione del vento incluso sensore in testa d'albero, strumenti e cablaggi.

 

I pannelli solari passano da due a quattro e le nuove batterie sono, come abbiamo detto, al Litio. Questo comporta un rifacimento totale del progetto ed una riprogrammazione dei controllori di carica per adattarli alle nuove tecnologie. ll risultato sarà entusiasmante.

 

La stazione del vento originale della B&G inizialmente non sembra da sostituire: "l'elichetta" in testa d'albero si ferma e si pensa di provvedere con una bella pulizia. Ma le cose si complicano subito: il pezzo va tirato giù e portato in laboratorio. Ci avvertono immediatamente che il corpo di materiale plastico dopo anni sotto il sole è cotto e appena lo si tocca si rompe; la B&G non supporta più quella serie e non esistono ricambi… insomma, prendo una decisione drastica e ordino la sostituzione completa dell'intera stazione del vento con prodotti "Raymarine" (la B&G non gode delle mie simpatie).

 

Comunque, come Dio vuole, arriva il momento di mettere la barca in acqua. La foto sotto mostra solo un momento della “movimentazione” di AURORA in cantiere: questo è il momento dell'anno nel quale si è portati a capire perché mai i costi di manutenzione delle barche siano così salati.

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AURORA sul carrello per la movimentazione dentro il cantiere: dirigiamo verso l'enorme "travel lift" che la metterà a mare.

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Una volta messa la barca in acqua, pensiamo solo a rientrare a Milano per la visita di controllo del cardiologo che dovrà dire a Margherita se potrà prendere il mare senza problemi o meno.

Io ho trovato come sistemare l'auto in un box per tutto il periodo che saremo fuori in barca: ho già preso accordi e quando rientreremo non avremo da fare altro che portare l'auto a “dormire” e partire tranquilli. Per fortuna la visita medica va bene e possiamo finalmente pensare solo a salpare. Un occhio al meteo… facciamo le ultime cose ed il giorno 08 06 2025 finalmente prendiamo il mare. Prima tappa alla Lega Navale di Trani (foto sotto) dove arriviamo senza registrare problemi a bordo… Anzi… AURORA si è trovata vento e mare contro scapolando la punta del Gargano (…è un classico) e per quest'anno direi che ha già fatto “il battesimo del mare”.

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La prima tappa a Trani…una cinquantina di miglia subito alla prima uscita per confermare che tutto va bene a bordo.

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Ci godiamo la sosta a Trani: siamo veramente affezionati a questo posto… ma la “nostra testa” rimane fissa sulla sosta a Bari, la prossima, dove verrà a bordo Luigi per l'ultima fase di installazione della nuova centrale del vento. Fino ad allora, non ci sentiremo veramente “partiti”.

Il giorno dopo una navigazione tranquilla e senza sorprese ci porta a Bari dove siamo ancora una volta ospiti della Lega Navale. Ci fermiamo due giorni per permettere a Luigi d'effettuare senza premura il lavoro che deve fare.

Poi finalmente il giorno 11 06 2025 salpiamo per Brindisi: ancora una volta ci attendono alla Lega Navale che è situata proprio nei pressi della Marina Militare, subito di fronte.

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Foto fatta a bordo di AURORA la mattina del 12 06 2025 mentre salpiamo dalla Lega Navale diretti ad Otranto.

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La sosta a Brindisi è decisamente rilassante: la bella sede della Lega si trova di fronte al centro della città dal quale però rimaniamo separati da un braccio di mare che è costituito dal profondo fiordo che fa da sempre di Brindisi un vero porto naturale. Esiste un battello che fa servizio per collegare le due sponde ed è anche molto comodo da usare per chi parta dalla sede della Lega, ma noi ce ne stiamo tranquilli a riposare in barca e godere delle strutture a terra. La foto sopra mostra il castello al momento della nostra partenza per Otranto la mattina del 12 06 2025.

Il viaggio per Otranto si presenta subito un trasferimento senza storia, principalmente a motore, su un mare calmo estivo che rende tutto molto gradevole. Ad Otranto ci accolgono senza problemi ancora una volta presso le strutture della sede locale della L.N.I.

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AURORA ormeggiata di testa al pontile ripresa alla sera del nostro arrivo ad Otranto il 12 06 2025

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Questa è la nostra prima volta ad Otranto e devo dire che ci appare subito molto bella. Siamo all'inizio delle vacanze e le aspettative tipiche di questo periodo dell'anno ci rendono particolarmente “speranzosi”. La convinzione d'essere all'inizio di un periodo molto piacevole da vivere ci sostiene e ci fa vedere tutto nella sua luce migliore… ma non è proprio così: la barca va bene e questo è importante ma il piccolo motore fuoribordo del tender non si accende e va riparato. Ad Otranto riusciamo a trovare un meccanico che lo viene a prendere e ce lo riporta, dice lui, funzionante… ma non sarà vero.

Comunque è l'ultimo porto prima della Grecia e quindi, a questo punto, quel che è fatto è fatto: il ballo comincia e si deve ballare.

Sotto, un mix di immagini e video di Otranto con un semplice commento a caldo.

 

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Video

AURORA fa sosta ad Otranto, ultima tappa prima della Grecia.

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Si decide di traversare per Erikoussa il giorno 15 06 2025 perché le condizioni meteo sono previste favorevoli… ed è proprio così che facciamo. Poco più di cinquanta miglia di mare aperto ed arriviamo. Abbiamo prenotato, quindi ci attendono: con nostra grande soddisfazione, ci sistemano nella banchina proprio davanti alla reception… quella destinata alle barche grosse: è la più bella e la più comoda.

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Entriamo in acque greche facendo come primo scalo l'isola di Erikoussa. Come abbiamo visto però, abbiamo lasciato l'Italia avendo ancora un problema di manutenzione: il fuoribordo del tender si rifiuta di partire. In Internet riesco a trovare un punto “HONDA service” nell'isola di Corfù: contatto quindi l'officina e prendo accordi… “ormeggeremo al Naok Marina”.

Per non tediare il lettore, eviterò di dilungarmi in particolari: anche il tender, dopo molti anni di onorato servizio, improvvisamente decide di cedere… decido così di comprarne uno nuovo.

 

Dopo due o tre giorni, lasciamo Naok Marina con AURORA finalmente in perfetto assetto e possiamo andare a far vacanza come tutti gli anni con la “coscienza a posto”.

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Quando arriviamo ad Astakos un vento violento rende difficile prendere posto con ancora in banchina… ma presto tutto si calma.

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La foto sopra è solo una fra le tante possibili che mostra AURORA in una delle tante soste. I posti che visitiamo sono tutti posti noti: dalla nostra “prima volta” siamo passati e ripassati molte volte. Non staremo a fare la lista delle località che tocchiamo. Salteremo quindi direttamente alla bellissima sosta nell'isola di Kastos.

 

Nel passato abbiamo avuto una sola occasione di visitare quest'isola nel 2010 (- click -). Poi, da allora, notizie di perpetuo affollamento ci tengono di solito “alla larga”. Quest'anno invece, preparati psicologicamente alla possibile "ressa", decidiamo di provare.

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Quando arriviamo a Kastos, in barba alle voci che parlano di una ressa permanente, troviamo subito posto.

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La sosta a Kastos si rivelerà in assoluto la più bella dell'estate. Certo, cambiamenti in peggio rispetto ai ricordi che abbiamo ce ne sono e sono pesanti; ma riguardano quasi esclusivamente i locali dedicati al turismo… in altre parole i bar ed i ristoranti. Non sono cresciuti di numero (ce ne saranno magari un paio che prima non esistevano) ma praticano dei prezzi impossibili ed offrono una qualità molto approssimativa. In compenso però l'isola è rimasta quasi come l'abbiamo lasciata: selvaggia e naturale.

Il fenomeno al quale si assiste è un po' triste: troppi turisti… ma questo è solo il minore dei problemi. La quasi totalità di costoro non ha "cultura" ed arriva sull'isola con barche charter immaginando di partecipare alla vita del "bel mondo"… la vita di “quelli che hanno la barca” per intenderci. Vanno nei locali e sono disposti a spendere qualsiasi cifra (per un giorno di gloria) anche in modo del tutto immotivato. Dicono di mangiare benissimo e non si accorgono d'esser presi per “gonzi” da spennare. Fanno anche valanghe ri recensioni entusiastiche che diventano grossolanamente fuorvianti per coloro che cercano informazioni oggettive.

Ma noi abbiamo evitato di mangiare a terra e siamo rimasti fuori da questo “giro”. Ciò detto, ci siamo goduti l'isola immacolata… o quasi… che tanto amiamo.

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Questa foto vorrebbe mostrare una delle ragioni per le quali siamo innamorati di Kastos… La nostra piscina naturale “privata” è un “lusso” per pochi.

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Da questo momento in poi, la storia di queste vacanze prende una brutta piega: imprevisti che ognuno di noi spera di non dover mai affrontare nella vita sconvolgeranno la nostra estate… Ma procediamo con ordine.

Rimaniamo nell'isola di Kastos fino al 09.07.2025 quando, alla mattina, il solito controllo sulle previsioni meteo annuncia una burrasca da NW in arrivo per il pomeriggio. Naturalmente è già da qualche giorno che si sa di questa possibilità, ma solo ora ne abbiamo la conferma.

Il giorno prima, per mettere a posto la coscienza, ho preso maschera e pinne e sono andato a vedere direttamente come fosse ben "piantata" la nostra ROCNA (l'ancora di posta)… Non c'è che dire… affondata per tre quarti è in grado di reggere qualsiasi sforzo.

Ma chi ama navigare sa che le “certezze” tipiche della vita a terra a mare non esistono: di fronte all'annuncio di una burrasca in arrivo conviene fare tutto quel che è umanamente possibile per mettersi in sicurezza… bisogna raggiungere il limite del fattibile. Solo così il marinaio mette a posto la coscienza. Così, verso le dieci del mattino, dopo aver passato almeno un paio d'ore a convincermi che tutto fosse a posto, ho deciso di rifare la manovra e ridare àncora in modo da calare la massima lunghezza di catena che la posizione nel porto ci consenta. Ancora una volta, vado a vedere l'àncora con la maschera: è tutto perfetto!

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La sera del giorno prima dell'annunciata burrasca, tutto è calmo nel porticciolo di Kastos. 

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…Ma l'ansia non mi lascia neanche per un secondo… una vocina mi dice che in caso di problemi questo posto meraviglioso potrebbe diventare una trappola. Dopo mangiato, alle due del pomeriggio, dico a Margherita: “Preparati a salpare… si va a Sivota Bay per affrontare la burrasca all'ancora in quel fiordo ben protetto con ogni tempo. Sono circa quattordici miglia di navigazione e se la burrasca cominciasse in anticipo avremmo pure il vento sul naso… ma speriamo di arrivare prima che si scateni il peggio."

In dieci minuti siamo in mare e metto AURORA alla frusta in modo da guadagnare tempo: il cielo si mostra nero all'orizzonte verso nord-ovest e potrebbe cominciare a soffiare da un momento all'altro. Si viaggia a motore con la superficie dell'acqua liscia come l'olio e la barca corre veloce verso un rifugio sicuro. Nei primi due terzi del viaggio si procede così, poi il vento sul naso comincia a “tirare” intensificandosi mano a mano che si avanza. Alla fine però entriamo nel fiordo di Sivota Bay e troviamo anche posto per dare àncora nello specchio di mare che dovrebbe essere il più protetto della baia. In questa zona il fondo è algoso e per due volte siamo costretti a ridare àncora perché ariamo sotto raffica. Alla terza ci sembra proprio che l'àncora abbia preso. Dobbiamo rimanere alla ruota per controllare il comportamento di AURORA sotto raffica. Lasciamo AURORA in assetto di navigazione (in grado di reagire immediatamente a qualsiasi problema) ed io rimango in coperta per controllare sia la barca sia quello che ci circonda. Il vento si intensifica sempre di più e dopo un ora di osservazione la burrasca è ormai in corso… le raffiche sono feroci, ma l'àncora tiene benissimo e penso proprio che passeremo la burrasca senza danni.

Alle sei di sera, decido che si può stare tranquilli: “Margherita” - la chiamo - “vieni in coperta, è ora di mettere a mare il gommone… scendiamo a terra”. È a questo punto che squilla il telefono.

Elaborazione di un'immagine di Google Maps                                                                                                                                         (immagine satellitare 1)

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Immagine satellitare che mostra la nostra posizione a Sivota Bay ed il percorso che abbiamo dovuto fare per raggiungere il marina a Levkas.

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Rispondo immediatamente: è nostra nipote Laura che ci chiama. Strana questa chiamata… non ci chiama mai. Ma sono felice di sentirla e le esprimo subito la mia contentezza per aver chiamato… ma non è così. Laura mi interrompe subito: “No zio…mi spiace…non è una telefonata casuale, ho brutte notizie. Marco è in ospedale… è in coma e rischia la vita… mi ha chiamato il suo amico Massimo nel tentativo di rintracciarvi per avvertirvi… mi dispiace”.

 

Margherita è con me… la telefonata è in viva voce… per un interminabile secondo ci guardiamo increduli senza realizzare veramente quel che ci succede. Non è possibile descrivere il turbinio di sentimenti anche assurdi e contrastanti che scuotono l'animo umano in queste situazioni. Sono cose sempre successe agli altri… cose che abbiamo sempre guardato con orrore, ma che non ci riguardavano direttamente. Adesso è diverso… è tutto diverso… si tratta di Marco, nostro figlio.

 

È chiaro che esiste una sola cosa da fare: correre a Milano il prima possibile.

 

Fuori c'è burrasca e noi siamo all'ancora in una baia protetta che però è lontana da tutto. Andare a Milano significa per prima cosa trovare un posto per lasciare la barca in sicurezza, poi riuscire ad organizzare un viaggio, ovviamente in aereo… ma raggiungere un aeroporto da qui non sarà così facile. Mi aiuta il fatto che dopo tanti anni di navigazione, spesi anche in questa zona, abbiamo profonde conoscenze dei posti e persino di qualche persona… penso ad un tassista di Preveza. Potrebbe portarci a Igoumenitsa (lo ha già fatto in passato). Ma andare a Preveza è impossibile: si dovrebbe uscire in mare aperto con la burrasca in corso dritta sul naso… semplicemente improponibile. Potremmo portare la barca al Marina di Levkas, un rifugio buono anche con uragani: è l'idea giusta! È un posto molto caro ma, proprio per questo motivo c'è sempre posto.

 

Margherita mi guarda senza parlare… È sopraffatta dalla situazione e non può fare nulla per aiutarmi. Anch'io sono attanagliato dall'angoscia ma cerco di concentrarmi sul da farsi… nessuno dei due si può permettere di abbandonarsi alla disperazione. Cerco in internet il numero di telefono del Marina di Levkas e chiamo la direzione. Spiego la situazione: sembra che comprendano la gravità del momento. “Venga pure… salpi immediatamente" - mi dicono - "la accoglieremo in porto al suo arrivo. Avvertiamo subito i marinai; li contatti via radio quando vi troverete davanti al porto… la sistemeranno loro. Poi, domani mattina alle otto venga in ufficio per regolarizzare la situazione”.

 

In un attimo Margherita è al salpa-ancora pronta alla manovra. Tutto si svolge velocemente senza dire una parola. Ognuno rimane chiuso nei propri pensieri e si lavora in automatico. Le cose fatte mille e mille volte si fanno una volta ancora quasi senza pensare e in men che non si dica ci troviamo fuori a navigare col vento sul naso dirigendo verso Nord (vedi percorso tratteggiato in giallo nella immagine satellitare 1 sopra). 

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Questo disegno di “mare agitato” ha solo una valenza estetica e non si riferisce alle condizioni meteo in corso… quanto piuttosto allo stato d'animo che alberga nel cuore di ciascuno di noi. Infatti, seppure ogni tanto AURORA deve subire raffiche di vento diaboliche, il mare si mantiene calmo sottocosta… una costa che ci protegge. Navighiamo in sicurezza e le difficoltà imposte alla navigazione in queste circostanze sono nulla in confronto alle motivazioni che ci spingono ad avanzare senza risparmiare il motore che, in questo tipo di andatura, sopporta da solo tutta la “fatica”.

Nel frattempo il cervello continua a lavorare: penso ormai di sapere cosa fare nel dettaglio. Chiamo al telefono un tassista di Preveza che conosciamo: gli spiego la situazione e gli chiedo di venirci a prendere l'indomani mattina alle nove per portarci ad Igoumenitsa (da lì prenderemo un traghetto che ci porti nell'isola di Corfù). Naturalmente, nel frattempo, varie telefonate si susseguono per cercare di avere maggiori informazioni da Milano. Massimo, un “vecchio” amico di nostro figlio, è con lui insieme ad uno nuovo che non conosciamo: Marcangelo. Entrambi sono presenti accanto a Marco e ci forniscono informazioni di dettaglio. Purtroppo la situazione rimane drammatica, ma il coma non è spontaneo… è un coma indotto per motivi terapeutici e questo ci consola… un po'.

Quando, dopo aver percorso tutto il canale dragato che ci consente di inoltrarci fin dentro alla "laguna" di Levkas, siamo vicini all'imboccatura del marina, chiamo via radio e ci rispondono immediatamente. Sono molto organizzati: ci stavano aspettando e ci vengono a prendere con un gommone per guidarci fino al posto assegnato.

Andiamo a terra per mangiare qualcosa… ma non ne abbiamo voglia. Quando rientriamo in barca, io mi metto al computer per prenotare il primo volo utile per portarci a casa. La scelta di partire da Corfù non è casuale: sappiamo che i collegamenti aerei d'estate sono molto frequenti… molti voli al giorno collegano l'isola con moltissime località d'Europa e non solo. Il lavoro non è semplice: volendo partire subito si trovano molte proposte a prezzi astronomici. Ma, in tempi ragionevoli, ottengo i biglietti: almeno per quanto riguarda l'organizzazione del viaggio ce la facciamo.

La notte passa come si può… in qualche modo: sembra non finire mai. Non serve parlarne… chiunque può immaginare data la situazione. 

 

 

aereo in volo

Il giorno dopo, le scelte e l'organizzazione del viaggio si dimostrano vincenti. Il “nostro amico” tassista che viene da Preveza ci prende a bordo davanti al marina di Levkas e ci porta direttamente all'imbarco dei traghetti per Corfù a Igoumenitsa. Arriviamo appena in tempo per prenderne uno all'ultimo momento. A Kerkira (il capoluogo di Corfù) dove sbarchiamo prendiamo un taxi per l'aeroporto e… almeno fino a questo punto… il gioco è fatto.

Piuttosto la sorpresa la troviamo all'interno dell'aeroporto: è affollato da così tanta gente che non ci sono posti a sedere. Ma non è che sono solamente tutti occupati, i posti a sedere esistenti sono sì e no un decimo della gente che affolla la stazione. Tutti si siedono a terra ovunque appoggiandosi ai muri perimetrali dell'aerostazione… sono tutti giovani… ragazzi. Vista la situazione, con un po' di fatica, riusciamo a trovare anche noi un angolino dove sederci per terra appoggiando (almeno) le spalle al muro. Ci sarà da aspettare parecchio e non ci possiamo permettere di fare i difficili. Arriviamo in aeroporto verso le quindici ed il volo è in agenda per le ore 08:30 P.M. ma ci sono problemi. Veniamo a sapere che in Italia i controllori di volo scioperano oggi per tutto il giorno… solo oggi: che sfortuna!

Ma il colmo è che solo oggi il personale della compagnia con la quale voliamo, la EasyJet, si astiene dal lavoro per tutto il giorno ed annunciano che solo pochissimi voli partiranno. Si prevedono ore difficili.

Poi però nella realtà riusciremo a partire alle 22:00 e per l'una di notte saremo a casa.

 

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L'ospedale dov'è ricoverato Marco.

Come ben si può immaginare, la mattina successiva abbiamo un solo obiettivo: andare da Marco il prima possibile. In rianimazione, dove nostro figlio si trova al momento, i parenti sono ammessi a partire dalle ore undici. Abbiamo giusto il tempo di “attivare” l'auto di Margherita che dorme nel suo box (batteria staccata) prima di partire per l'ospedale che si trova nella parte opposta della città rispetto a dove ci troviamo. Lo troviamo in coma indotto ed intubato: i parametri vitali sono mantenuti artificialmente dall'esterno. La cosa clamorosa è che i medici non ci riconoscono il diritto di interloquire con la struttura: prima di perdere conoscenza hanno fatto firmare a Marco un foglio con i nomi delle persone che possono prendere decisioni in sua vece in caso di permanenza in uno stato di incoscienza del paziente. Fortunatamente però, i due designati sono proprio i suoi amici Massimo e Marcangelo che sono molto presenti. Devo usare tutte le mie capacità di impormi e tutta la mia insistenza per superare questo scoglio… poi però, con la loro firma su un nuovo documento, riusciamo ad essere accettati dalla struttura come interlocutori. Facciamo un briefing ufficiale ogni giorno in cui con estrema professionalità i medici fanno il punto della situazione. Io mi occupo ufficialmente di riassumere le notizie a beneficio dei moltissimi amici che seguono con apprensione questo percorso. Hanno subito creato un gruppo in chat e Massimo si preoccupa di diffondere i bollettini.

Ogni giorno i medici portano Marco ad un “quasi risveglio”: è uno stato di semicoscienza che serve loro per valutare eventuali danni creati dalla setticemia in corso… non ultimi possibili danni celebrali. La situazione è estremamente pesante e siamo tutti consapevoli di quanto seria sia questa situazione. Ma non c'è altro da fare se non affidarsi ai medici e sperare per il meglio.

Il coma indotto durerà per circa una settimana. Marco rimarrà in rianimazione in tutto per una decina di giorni; poi verrà trasferito al reparto “pneumologia” dell'ospedale. Ci vorrà del tempo per le valutazioni del caso, ma alla fine Marco non avrà conseguenze in alcuno dei suoi organi e metterà alle spalle questa brutta storia definitivamente.

Tre giorni prima delle dimissioni dall'ospedale, dietro sua insistenza, Marco ci convince ad andare a riprendere la barca. Per quanto ci riguarda la stagione 2025 è finita; abbiamo solo l'obiettivo di portare AURORA al suo posto barca a Rodi Garganico e chiudere definitivamente questa parentesi. Come vedremo però, a dispetto di ogni nostra previsione, non sarà affatto una cosa semplice.

IL VIAGGIO DI RIENTRO

Sappiamo ormai che Marco sta abbastanza bene ed i medici parlano ormai di dimetterlo dall'ospedale quanto prima…anzi, verrà dimesso persino in anticipo e noi abbiamo un solo grande problema: da qualche giorno hanno chiuso il ponte sul canale che dal marina di Levkas ci consente di uscire in mare aperto in direzione Nord, la direzione che dobbiamo prendere per “ritornare a casa”.

Si tratta di un passaggio costituito da una chiatta speciale che viene posta per traverso sul canale a fare da ponte per le automobili. Le voci dicono che hanno lasciato scadere i permessi senza effettuare le visite di controllo e gli eventuali lavori per il loro rinnovo. Se la chiusura dovesse perdurare senza una qualche scappatoia che ne consenta una riapertura almeno temporanea dovremmo circumnavigare tutta la penisola-isola di Levkas. Non è una cosa da poco: dovremmo percorrere inutilmente una quarantina di miglia in più di cui più di venti contro il mare e contro il vento dominanti. Non abbiamo fretta: abbiamo pagato la sosta per un mese (ci costava meno che pagare a giornata) e quindi la nostra permanenza è già pagata… così “ce la pigliamo comoda”.

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Un po' di relax aspettando di poter salpare da Levkas ci fa bene.

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Ma, come si temeva, vengo purtroppo a sapere che d'aprire il ponte per consentire il passaggio delle barche non se ne parla nemmeno. Forse potrebbero anche fare qualcosa: il disagio è enorme e colpisce tutte le barche che d'estate affollano letteralmente queste acque. Ma in ogni caso si parla di tempi lunghi… tempi d'attesa non compatibili con la nostra situazione.

Così, nel pomeriggio di una bella giornata passata a bighellonare, io e Margherita ci guardiamo in faccia e quasi all'unisono ci diciamo: “…ma perché non salpiamo adesso…e che vada come vada”. È un po' tardi… rischiamo d'arrivare col buio… ma fa lo stesso.

Appena fuori dal canale, in navigazione verso Sud, il mare è un olio e AURORA procede veloce col suo baffo di schiuma bianca a prua. Ci godiamo l'imbrunire e quando entriamo a Syvota Bay troviamo spazio per dare àncora dove piace a noi. La serata è tranquilla e noi ceniamo in pozzetto godendoci lo spettacolo. Il viaggio… quello vero, comincerà domani.

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In una bella serata con calma di vento AURORA passa la notte all'ancora a Syvota Bay in attesa di salpare per Paxos, prima vera tappa di risalita verso Nord.

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Un'ultima occhiata al meteo ci conferma quello che sappiamo da un paio di giorni: domani i venti dominanti che in questo viaggio soffieranno sompre sul naso, dovrebbero diminuire di intensità. Per noi si tratta di qualcosa di importante: dobbiamo fare un lungo tratto in mare aperto e in questi giorni i venti contrari soffiano mediamente troppo forte per consentirci una navigazione agevole. È meglio approfittare di questa finestra meteo… anche perché, per quel che vediamo ad oggi nelle previsioni, non avremo una seconda occasione.

Per questo motivo, alle prime luci del 26 07 2025, salpiamo convinti di fare la cosa giusta.

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All'alba del 26 07 2025 AURORA lascia la protetta baia di Syvota e percorre tutta la costa Sud dell'isola per scapolare il capo e virare a Nord, in mare aperto.

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Succede tutto in un attimo: scapolato il capo e messa AURORA in rotta per l'isola di Paxos, una feroce fitta alla schiena, nella zona lombare, mi fulmina sul posto proprio mentre sto mettendo a segno la vela di prua. È un dolore che riconosco: si tratta di un maledetto calcolo renale.

Maledizione!… Siamo praticamente all'inizio del viaggio ed arrivare a Paxos è lunga.

A volte sembra che qualcuno si accanisca contro di noi… il mare, che secondo le previsioni dovrebbe mantenersi calmo, decide invece di creare onde che ci prendono di mira proprio venendoci addosso in prua. È preoccupante. Le fitte si fanno sentire e non mi abbandoneranno per tutto il giorno. Non c'è molto da dire: è un viaggio infernale. Inoltre non voglio che Margherita si allarmi, quindi minimizzo il più possibile le mie reazioni al dolore: non c'è altro da fare che avanzare…. avanzare il più velocemente possibile.

Quando poi, nel pomeriggio arriviamo all'altezza dell'isola di Paxos, la nostra meta, prendo una decisione che considero saggia. Costi quel che costi, se ci fermassimo a Paxos, in caso di guai seri con i miei calcoli, non avrei dove andare per cercare aiuto e quindi dobbiamo tirare dritto fino a Corfù. Andremo a gettare l'ancora nella baia a Sud di Kerkira, la capitale dell'isola. In caso di problemi seri, lì esiste un vero ospedale.

Alla sera, una volta arrivati, avremo navigato per più di ottanta miglia: un record in queste condizioni.

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La rotta seguita da AURORA nel viaggio dal Marina di Levkas a Kerkira, nell'isola di Corfù, passando per Syvota Bay (più di 80 miglia in totale).

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I dolori non mi abbandoneranno per molto tempo, ma alla fonda a Kerkira mi sento più tranquillo: in caso di necessità in Grecia con i turisti, dal punto di vista sanitario, fanno miracoli.

In realtà la notte passa abbastanza tranquilla (ho chiamato il nostro amico medico Michele  e mi ha suggerito di prendere degli antidolorifici… cosa che facciamo subito dopo l'arrivo scendendo a terra col battello). Il meteo per la traversata del canale d'Otranto continua ad essere decisamente sfavorevole, ma forzando un po'… anche un po' tanto… potremmo fare fra due giorni un tentativo di portarci all'isola di Erikousa dalla quale partire per l'Italia… tempo permettendo.

Il piano è questo: il giorno dopo, la mattina scendiamo a terra per fare la spesa e nel primo pomeriggio salpiamo pe il marina di Gouvia… vi andiamo per fare carburante. Dormiremo all'ancora nella piccola ansa subito a Nord sul lato Est del canale d'entrata… in modo d'esser pronti a salpare all'alba del giorno successivo.

AURORA alla ruota passerà la notte in questa bellissima rada davanti al marina di Gouvia in attesa di salpare all'alba del giorno seguente per Erikousa.

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Quando arriviamo per fare carburante ci accorgiamo di essere i primi di un gruppo di quattro imbarcazioni che hanno tutte lo stesso obiettivo: fare carburante. Le tre dietro di noi sono a motore. Il vento è piuttosto teso e decido che la cosa migliore da fare è quella di accostare di fianco in banchina assicurando AURORA inizialmente solo a prua: il vento ci terrà fermi. Bisogna fare presto e bene: se appena accenno a rallentare ci passano tutti davanti. Per fortuna siamo addestrati: entriamo senza esitazione e Margherita fa la sua parte senza perdere un attimo.

Che fortuna!… le operazioni vanno per le lunghe ma noi siamo in banchina. Gli altri girano e rigirano davanti a noi come squali, sembrano cavalli da corsa che scalpitano ai cancelli… ci dispiace.

Appena fatto carburante ci portiamo in rada (foto sopra): non sembra d'essere in Grecia… il look è piuttosto quello della Costa Azzurra. La sosta comunque si rivelerà piacevole e tranquilla.

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AURORA all'alba salpa per cercare di raggiungere l'isola di Erikousa.

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Guardiamo continuamente il meteo… non ha molto senso, ma è diventata una piccola ossessione. Il canale d'Otranto è capace di riservare un trattamento speciale al marinaio che vi si avventura senza prudenza… e qualche volta anche al marinaio che vi entra con prudenza. Intendiamo passarlo in rotta da Erikousa a Otranto e mare e vento in questi giorni sono un pericoloso ostacolo. Però è bene non sottovalutare le condizioni meteo anche nel tratto che va dalla stretta uscita del canale formato dalla costa di Corfù e l'Albania fino ad Erikousa: anche questa rotta, come quella che porta ad Otranto, è tutta contro vento. Ad ogni modo, la cosa migliore da fare, pensiamo, è quella di “mettere il naso fuori” e verificare direttamente lo stato del mare. L'isola di Erikousa può essere abbastanza vicina se si hanno quattro o cinque ore di calma relativa, ma può anche essere irraggiungibile in altre condizioni.

 

…E sarà proprio così!… Quando arriviamo a mettere il naso fuori sono quasi le dieci del mattino ed il mare, che protetto dall'isola di Corfù rimane calmo (vedi foto sopra) nel tratto in cui abbiamo navigato finora, appena oltre lo stretto si alza con onde ripide, corte ed aggressive che potrebbero anche “farci male”.

 

“Si torna indietro! ” - dico a gran voce all'equipaggio. Margherita mi incita a continuare… fa di tutto per convincermi, ma io sono irremovibile: non è un gioco. Le mie coliche continuano a farmi sinistramente compagnia e bisogna trovare un posto per fermarsi: persa infatti questa finestra meteo (…su questa finestra ci sarebbe da ridere), sappiamo che le cose peggioreranno nei prossimi giorni. Prendo il telefono e contatto il marina di Benitses… è piuttosto caro e questo fa sì che in genere si riesca a trovare posto. Così è infatti: ci concederemo una sosta da signori.

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AURORA nel Marina di Benitses dove resteremo alcuni giorni nella speranza che il “calcolo renale”, che si è ovviamente messo in moto, finalmente se ne vada.

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Una volta arrivati nei pressi del marina, contatto il caposquadra ormeggiatori via radio: si usa così nel mondo degli "Yacht". Anche su AURORA, oltre alla radio principale la cui postazione è fissa e si trova sottocoperta al tavolo da carteggio, abbiamo in pozzetto un VHF portatile che durante la navigazione rimane in ascolto sul canale 16 per le emergenze. Viene quindi comodo usare questa radio portatile per rimanere in contatto con la squadra ormeggiatori per tutta la durata delle operazioni di attracco.

Ne abbiamo intorno tre: due sono in banchina pronti a prendere le nostre cime di poppa ed un terzo ci viene a prendere con un gommone di servizio all'ingresso del marina per farci strada fino al posto assegnato… poi, rimane in assistenza vicino a noi pronto ad intervenire in caso di problemi alle manovre. Gli imbranati con i soldi non devono fare figuracce.

Conosciamo bene questo posto. Negli anni passati abbiamo soggiornato a lungo a Benitses: per intendersi, sto parlando di soste ciascuna da un mese. La struttura è stata costruita e praticamente ultimata con i soldi dell'Unione Europea ma poi è rimasta per anni pronta ma non ufficialmente operativa. Come sempre accade in questi casi, il porto si è riempito di vecchi relitti abbandonati ormeggiati qui a morire senza affrontare i costi di demolizione e di “filibustieri”: gente di ogni nazionalità che “vive la barca” restando ai margini di questo mondo per una questione di soldi. Tra costoro, c'erano anche coloro, come noi, che vivendo in barca ( …o quasi) avevano il tempo per conoscere il “giro del fumo” e abbracciavano ad arte per convenienza le regole della “Filibusta”. Conoscevamo quasi tutti all'epoca e venivamo accettati.

Adesso durante questa sosta che dura alcuni giorni (il mare fuori non accenna a calmarsi) viviamo qui con tanta nostalgia di quei tempi. È evidente che in fatto di comodità non c'è paragone: ci mancherebbe altro… con quasi cento euro al giorno che pretendono. Ma oggi questo è un posto senz'anima. Non si può spiegare questo fatto a parole.

È stato toccante quando siamo andati a pranzare alla “nostra taverna”. Spiros, il proprietario, ci ha riconosciuto: è molto invecchiato e cammina a fatica… ma è venuto a salutarci al nostro tavolo. Anche lui come noi ha nostalgia dei tempi andati. Forse è solo nostalgia dei tempi andati perché eravamo tutti più giovani… ma io non credo. Oggi il suo locale è più bello… ci sono cartelli accattivanti che attirano i turisti e tutto è rinnovato intorno a noi: ma è un via vai di gente senza volto… di una vita che scorre senza lasciarti il tempo di viverla occupato come sei a far soldi che però non bastano mai perché tutto aumenta.

 

Bando alle chiacchiere!… Passano i giorni e questa volta il meteo ci lascia intravedere una vera finestra di tempo maneggevole… ma nel Canale durerà un solo giorno. È fondamentale portarsi ad Erikousa il giorno prima per poterla cogliere.

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AURORA lascia Benitses per portarsi nell'isola di Erikousa dalla quale l'indomani partire per l'Italia.

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Il giorno della partenza, il 1° agosto 2025, lasciamo Benitses in una giornata di bel tempo che sembra proprio splendida. Le previsioni però “non sono dell'idea”. Parlano di mare buono e vento debole nel tratto da Corfù ad Erikousa per tutta la notte fino alle 13h:00'; poi si dovrebbe alzare un vento contrario teso con mare corto e difficile: la scommessa è quella d'arrivare prima che Eolo decida di scatenarsi.

Così partiamo, non senza un vago timore che possa accadere un'altra volta d'essere respinti da vento e mare che in questo periodo ci appaiono particolarmente ostili.

Quando finalmente “mettiamo fuori il naso”, intendo dire che usciamo in mare aperto superato lo stretto tra l'isola di Corfù e la costa albanese, il mare è buono. L'isola di Erikousa ancora non si vede e metto AURORA alla frusta per navigare alla massima velocità possibile: il vento si potrebbe alzare prima del previsto ed avanzare potrebbe diventare un problema. Il ragionamento che faccio è semplice: nel caso che il vento si alzasse prima del nostro arrivo, meno miglia mancheranno all'arrivo meno dovremo faticare per raggiungere la meta. Inoltre va detto che quando mancheranno un paio di miglia all'arrivo, ormai giunti nei pressi dell'isola, ci troveremo nel cono di protezione… praticamente a ridosso. Quindi la scommessa sarà quella di arrivare in tempo a due miglia di distanza dalla meta: quando usciamo in mare aperto ce ne mancano 19. In altre parole… tre ore di navigazione “se tutto va bene”:  “speriamo! ”

 

Una volta tanto le cose vanno proprio come ci si aspetta: i ragionamenti fatti e le strategie per arrivare alla meta si rivelano giuste. Quando il vento si alza, lo fa con un colpo violento a trenta nodi… poi si stabilizza a venticinque, proprio sul naso. Però siamo già ad un paio di miglia dall'arrivo ed il cono di protezione sul quale tanto facciamo conto esiste e come… si vede benissimo. Onde e schiuma imbiancano il mare intorno a noi ma non nel tratto tra noi e la meta.

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Nel secondo pomeriggio il vento si placa ed il mare di Erikousa ritorna bello e accattivante. Speriamo sia un buon segno per la traversata l'indomani.

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Da qualche tempo qui in grecia, soprattutto tra le isole ioniche, si è imposta la moda di prenotare il posto barca mediante l'uso di App specifiche sullo smartphone. Non tutti si sono adeguati e tentando di prenotare al telefono si scontrano con un muro di gomma… per poi desistere. È così che noi arriviamo e siamo subito ben accolti mentre due barche, che a causa del fortissimo vento in rada hanno deciso di cercare posto in porto, vengono lasciate fuori a girare in attesa che qualcuno via radio decida di dar loro retta.

Verso la fine del pomeriggio, finalmente il vento si calma (foto sopra) ed il sole (che in verità c'era già anche prima…) prende decisamente il sopravvento. Interpretiamo questo fatto come buon auspicio per la traversata che ci aspetta il giorno successivo.

barca a vela

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Effettivamente la traversata del Canale di Otranto si rivela tranquilla e soprattutto velocissima. All'arrivo, a conti fatti, avremo percorso una cinquantina di miglia ad una velocità media di quasi sette nodi (6,8N per la precisione). 

Nonostante nel corso della sosta ad Otranto all'andata ci sia venuta voglia di passarci una notte alla fonda, la solita pigrizia al momento ci spinge a chiedere il posto barca a terra presso la sede locale della Lega Navale. Inizialmente ci danno ottime speranze… ma poi alla fine non troveremo posto. Conclusione: scendiamo a terra col battellino e lo leghiamo al pontile proprio di fronte ad un bel ristorante “vista mare” nel quale, anche se è un po' presto per le abitudini locali (il resto degli avventori verrà più tardi), ci accolgono e ci servono la cena: abbiamo tutto il ristorante per noi.

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L'equipaggio di AURORA si gode il tramonto a terra mentre la barca dondola pigramente all'ancora poco lontano in rada.

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“C'era da aspettarselo” - dico a Margherita quando torniamo a bordo - “la parte più bella della serata comincia adesso… guarda tutte queste luci a terra… Mettiamo via il tender, così domattina saremo pronti a salpare… poi ci beviamo qualcosa in pozzetto per godere di questa magica atmosfera”. 

 

Il meteo ci dice che l'indomani il mare sarà buono per risalire la costa verso Nord, ma a partire dal giorno successivo diventerà tosto… troppo per una barca da crociera con equipaggio ridotto. Ma questo non è tutto: bisognerebbe risalire duro alla vela e questo avrebbe come conseguenza raddoppiare quasi le miglia da fare (a causa del bordeggio con onda formata) ed accettare rischi di rotture. L'idea in sé proprio non ci piace, ma accettare anche la prospettiva di avere un'avaria a bordo è proprio da escludere. La decisione più sensata ci sembra quella di fare l'indomani tutta una tirata fino a Brindisi dove faremo sosta per tutto il tempo necessario… le coliche non smettono di darmi problemi; le tengo a bada con gli antidolorifici, ma non si può andare avanti così per sempre.

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AURORA riposa dopo il lungo viaggio da Benitses a Brindisi (con sosta a Erikousa e Otranto). Fuori soffia a burrasca e noi aspettiamo qui il bel tempo.

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Alla fine staremo a Brindisi una settimana (sette giorni esatti). Appena arrivati, contattiamo la Lega via radio e ci assegnano un bel posto sul pontile più comodo per l'ormeggio: il pontile che, nel giorno della partenza, ci consentirà di salpare senza far manovre (nella foto sopra AURORA è indicata da una freccia). Tutto sommato dobbiamo dire che sarà una bella sosta… ma non nell'immediato. Ci sentiamo un po' ossessionati dal meteo che inizialmente non lascia intravedere, per diversi giorni a venire, alcuna possibilità di navigare risalendo verso Nord-Ovest la costa fino al Gargano.

Le coliche non mollano la presa e si aggiungono a quel senso di frustrazione che nasce proprio da questa situazione. Di solito alla Lega non è possibile sostare in transito per più di tre giorni e le mie coliche insieme al meteo per la prossima settimana mi fanno sentire “maledettamente esposto”. Se dovessi andar via obbligatoriamente, certo non potrei pensare di uscire dal porto… da qualche parte mi potrei sistemare, ma la prospettiva sarebbe in ogni caso sgradevole: se mi “appoggiassi” ad una qualche banchina abusivamente il problema della sicurezza peserebbe moltissimo sulla serenità di bordo, se andassi al marina (piuttosto costoso in verità… ma non è questo il punto) mi troverei agli "arresti domiciliari" lontano dal centro abitato.

Così, subito alla mattina del primo giorno, vado a parlare con il segretario spiegandogli la mia situazione… soprattutto parlandogli delle coliche che mi pongono in uno stato di sofferenza incompatibile con l'idea di lasciare Brindisi in sicurezza, soprattutto con questo meteo. Il segretario conosce benissimo la situazione; ci sono altre barche in transito che non potranno partire. In modo del tutto inaspettato in ufficio mi dicono di stare tranquillo perché posso rimanere per tutto il tempo necessario.

 

Che dire!… Improvvisamente torna il sole a bordo (fuori soffia a burrasca ma su AURORA il tempo è bello). Al terzo giorno inoltre, mi accorgo che il calcolo è uscito: se n'è andato da solo.

 

La vita è bella!

 

Come spesso accade in questi casi, tutto comincia a girare per il verso giusto. Scopriamo che esiste una navetta che parte da un imbarcadero vicino a noi e ci porta in centro sulla passeggiata dalla parte opposta del fiordo rispetto a noi. Non passerà giorno che non si approfitti di questo “shuttle” per fare la spesa (leccornie ad ogni pasto al Ristorante AURORA), andare a passeggio e persino visitare Brindisi. Una menzione particolare merita il museo archeologico della città perché ci ricorda con forza quanto antica e quanto importante sia stata Brindisi nella sua storia. Per la Roma imperiale questo era il porto per l'oriente, così importante da costruire un'apposita strada, la via Appia, che da Roma porta direttamente qui.

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Scalpitiamo… forzosamente inchiodati ad una bella vita che però non abbiamo scelto. Finalmente  il 10 agosto 2026 si esce: lasciamo l'ormeggio alle sette del mattino con l'intenzione di portarci alla penultima tappa del viaggio: Trani.

Non è proprio che il meteo ci dia luce verde; siamo un po' al limite. Il vento non è più feroce come prima ma il mare rimane ancora mosso. “Sarà un po' ostico… magari fastidioso” - mi dico - “…ma non è certo la prima volta”. È questo che penso quando percorriamo il lungo fiordo e l'avamporto che a Brindisi portano al mare aperto.

 

Cavolo!… Sono veramente sorpreso. Appena fuori il mare è semplicemente un “caos”: AURORA prende colpi da tutte le parti. Secchiate d'acqua piombano a bordo e la barca oscilla violentemente in tutte le direzioni. Io non mi impressiono facilmente… e neanche in questa occasione sono impressionato, ma se riusciamo ad avanzare a due nodi è tanto.

Il “cervello” lavora sotto pressione per capire se esiste una via d'uscita… una qualsiasi strategia che ci porti fuori da questo inferno: “non ce ne sono”. Ma non ho voglia di desistere così presto. La logica mi dice di rientrare, di tornare da dove sono venuto… il cuore no.

 

Ciò che decido di fare è saggio: “l'andatura è infernale, ma non pericolosa… avanziamo a due nodi, ma AURORA non rischia avarie… non ho alcun bisogno di prendere una decisione affrettata. decido di perseverare per due ore: solo dopo prenderò la mia decisione".

 

Dopo due ore calcolo di essere a cinque miglia di distanza dall'uscita del porto di Brindisi. La situazione intorno a noi è molto migliorata: il mare si mantiene mosso ma non è più caotico e la velocità è salita a quattro nodi.

 

A questo punto non è il caso di insistere oltre. La navigazione nel mare caotico di Brindisi non sarà l'ultima. Prenderemo qualcosa di simile anche vicino a Vieste per scapolare la punta Est del Gargano… anzi, davanti a Vieste decido addirittura di puntare verso il mare aperto, a 90° dalla nostra rotta perché la velocità crolla a zero. Ma sono notizie irrilevanti. il giorno 10 agosto arriviamo a Trani ed il giorno 11 salpiamo per Rodi. C'è però un fatto curioso che merita d'esser citato: a Trani, la mattina alle sei vado a pagare la sosta al marinaio che fa servizio tutta la notte. Non c'è stato verso la sera prima, non mi hanno fatto pagare. La cosa buffa è che incontro il marinaio che dall'ufficio viene verso di me sui pontili: “Mi spiace, ho un'emergenza” - mi dice - “la faccio pagare dopo che abbiamo ormeggiato una barca a vela che ha chiesto un posto in emergenza”. Così, da buon marinaio, decido di dare una mano. Costoro hanno navigato tutta la notte e sono entrati di corsa chiedendo un rifugio sicuro date le condizioni meteo avverse. Erano tutti stravolti ed in barca regnava il caos. Quando dico loro che io invece sto per salpare, mi guardano come se fossi matto… Penseranno: “costui non sa quel che fa… appena fuori capirà”.

È tutto relativo. L'abitudine e la barca “giusta” fanno molto. Noi troviamo le stesse condizioni del giorno prima e non avremo problemi fino a Vieste. Poi, sulla punta del Gargano, avremo tre ore di lotta serrata e poi tutto finisce… finisce in porto… finisce a casa… finisce la stagione.

 

…Ed anche per quest'anno è andata!